gen 09 2008

Come nasce l’hockey in line

L’hockey in line nasce al crepuscolo degli Anni Ottanta negli Stati Uniti, in seguito alla diffusione stupefacente dei pattini in linea, quelli ormai entrati nel linguaggio corrente come “rollerblade”: 4 o 5 ruote allineate sotto il piede a mo’ di lama a sostituire la doppia coppia dello skating tradizionale. L’analogia con la scarpa da ghiaccio è così evidente che il passo successivo è del tutto naturale. Una mazza, una pallina o un disco di fortuna, attrezzatura approssimativa, uno spiazzo in asfalto o cemento e il gioco, nel vero senso del termine, è fatto, il roller hockey entra nelle città americane. Gli inizi, come sempre, sono spontanei e persino folkloristici, ma il fenomeno dell’in line skating ha una crescita troppo esplosiva per non tirarsi dietro questo suo parente stretto.

Nel giro di un paio d’anni l’hockey in line trova quindi un padre putativo, l’hockey ghiaccio, da cui assorbe tecnica, materiali e, in parte, regole, e di conseguenza una propria identità: addio alle palline colorate degli esordi, ai campi irregolari ricavati magari nei parcheggi, sotto con il disco, il mitico pack, con le superfici speciali, con gli impianti e la tecnologia ad hoc. Il nuovo sport entra nei palazzetti, nei cataloghi di tutte le aziende produttrici di materiale hockeistico, per le quali rappresenta oggi una parte fondamentale dell’attività, trova la sua logica via all’agonismo.

Arrivato in Europa e in Italia circa 5 anni dopo, da allora non si è mai fermato, seguendo anche da noi la scia del successo dei pattini in linea e conquistandosi rapidamente un suo spazio di autonomia. Qualche esperimento e tentativo, poi nel 1997 è la volta del primo Campionato italiano. L’anno successivo ci sono già 2 divisioni e alla seconda si iscrivono più di 80 formazioni di tutta Italia, a cui vanno aggiunte le squadre amatoriali.

Nell’anno agonistico 98/99 nasce la Coppa Italia e il Campionato italiano si riconferma come una realtà in costante crescita e in grado di calamitare attenzioni e adesioni pure nel Centro-Sud Italia e nelle Isole. Dietro questo boom sta certo l’entusiasmo per uno sport giovane e molto “americano”, ma anche un desiderio tutto nostro, sentito da tanti appassionati sparsi per la penisola: poter giocare e vedere le meraviglie dell’hockey ghiaccio, il suo mito e il suo fascino, i colori, le maschere favolose dei portieri, le cariche, i tiri potenti, portare tutto ciò off ice, fuori dal ghiaccio e soprattutto oltre, lontano dalle valli alpine e da un pugno di città del Nord, portarlo anche dove il ghiaccio e il palaghiaccio non arriveranno mai.

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