Feb 03 2026
L’AFFOLLAMENTO SIAMO NOI !
I temi che sono sulla bocca dei surfisti italiani negli ultimi anni sono sempre gli stessi: affollamento sulle lineups, midlength boards e influencers sui social, e probabilmente questi sono tutti legati fra loro in qualche modo.
Facendo questa attività sportiva da quasi quarant’anni, ho avutola possibilità di vedere lo sviluppo del problema dell’affollamento nei vari spot; ricordo (sembro uno di quei vecchi che raccontano della loro gioventù) che a cavallo fra gli anni ottanta ed i novanta, quando eri in mare con la tua tavola e vedevi qualcuno sulla battigia pronto a raggiungerti, provavi sempre quel misto di sollievo, in due è più sicuro,e di gioia della condivisione. Ora già è difficile essere il primo in mare, spesso vedo gente entrare col buio assoluto, ed ogni volta che vedi uno che si scalda sulla spiaggia volgi gli occhi al cielo.
Cosa ha portato alla crescita esponenziale di questa disciplina? Come sempre i fattori sono tanti, ma questo era già successo in altri paesi in tempi passati: come non ricordare il boom surfistico negli States primi anni ‘60, quando l’uscita del film Gidget,peraltro pessimo, aveva svelato le potenzialità della way of life surfistica californiana; di lì tutte le coste si erano riempite di longboard, di luau e camicie hawaiiane e chitarre con il riverbero. Penso che da noi la colpa sia stata sopratutto della pubblicità e dei film hollywodiani, che hanno trasmesso questa idea di libertà, di filosofia esotica e ecocompatibilità, oltre all’impressione che il surfer sia sempre ribelle , selvaggio e tremendamente figo .
Certo, ora è tutto più,semplice, dovunque trovi il materiale più adatto, ci sono tavole a a basso prezzo, ci sono tutorials, scuole , mappe per individuare gli spot , previsioni precise al minuto ed i dannati socials, in cui trovi foto addirittura geolocalizzate.
Ma diciamocelo, siamo tutti innocenti? Siamo sicuri di avere sempre fatto il possibile per salvare i nostri homespot? la risposta è no! Tutti abbiamo contribuito a questa situazione con abitudini sbagliate, ed ora non possiamo solo lamentarci; alzi la mano chi non ha portato qualcuno ad imparare, che sia un fratello, un figlio o semplicemente un amico: devi assolutamente provare, ti presto una tavola; moltiplicate uno o due per veterano e si capisce l’entità del problema.
Parliamo poi delle famose chat in cui ci diamo notizie sulla situazione in mare…dai, le abbiamo tutti, non facciamo gli ipocriti! Surfare con gli amici è una delle cose più belle, ma questo è uno dei fattori che contribuiscono maggiormente: io lo dico a 5 amici, che lo dicono ognuno ad atri 5, e lo spot si intasa ! Poi ogni nostro post sui social rivela qualche particolare, spesso riconoscibile, del punto in cui stiamo prendendo le onde, basta individuare il posto e partire.
Certo, qualcuno può obiettare che ci sono cose che sfuggono al nostro controllo, come i video degli youtuber più famosi o gli ormai innumerevoli fotografi, professionisti o meno, che accompagnano i surf trip in giro per la penisola.
In ultima analisi, cosa possiamo fare per limitare questo fenomeno? Penso sinceramente poco, perché e come un masso in discesa che rotola, piano piano accelera sempre più; possiamo cambiare qualche piccola abitudine: ad esempio non fare macchinate o convogli e dirigersi tutti nello stesso spot, non diffondere foto riconoscibili, non “bruciare” secret spot e così via, ma sopratutto , dobbiamo accettare che la tendenza sia l’aumento delle persone in mare e l’arrivo di neofiti o surfisti occasionali; se proprio possiamo fare qualcosa, è tentare con garbo di diffondere al meglio la cultura del wave riding e la surf etiquette, perché molto spesso l’inosservanza delle regole di sicurezza è più pericolosa dell’affollamento stesso|
Ricordiamoci che quando siamo in mare a surfare, l’affollamento siamo anche noi!!!
Naturalmente possiamo anche mugugnare fra di noi, quello almeno è libero.
Fatemi sapere cosa ne pensatenei commenti ed Aloha dal vostro Captain Kook , fieremente Kook professionista dal 1988.